Dott. Pazzaglia

Patologie piede

Alluce valgo

ANATOMIA

L’alluce valgo è una progressiva ed inarrestabile deformazione dell’avampiede caratterizzata da una deviazione della prima articolazione metatarso-falangea. È caratterizzato dalla comparsa di una formazione ossea (chiamata comunemente “patata-cipolla”) con associato rossore ed una importante ipercheratosi cutanea.

SINTOMATOLOGIA

L’alluce valgo è caratterizzato da un’importante sintomatologia dolorosa di tipo continuativo che si avverte specialmente indossando inizialmente calzature affusolate a livello dell’avampiede.

CAUSE

  • Predisposizione genetica
  • Prevalenza aumentata nei pazienti che usano frequentemente scarpe con punta stretta
  • Paziente con patologie del piede (es. piede piatto)

EPIDEMIOLOGIA

Tende a colpire maggiormente le donne rispetto agli uomini.

MOMENTO DIAGNOSTICO

Qualora il dolore tende a condizionare l’uso delle scarpe ance a pianta comoda, limitando la durata e la qualità della deambulazione, prima che si mettano in atto squilibri biomeccanici del piede (comparsa di metatarsalgia, dita a martello, etc) e squilibri posturali, si consiglia di ricorrere ad una visita specialistica. Verranno visionate immagini strumentali (Rx piede sotto carico bilaterale),visionato il piede nella sua globalità ed in base alle condizioni cliniche verrà proposto un percorso specifico che nella maggior parte dei casi sarà di tipo chirurgico.

Percorso di tipo conservativo

Non sono previste metodiche di questo tipo.

Percorso di tipo chirurgico

Esistono tantissime modalità per eseguire un intervento di correzione dell’alluce valgo In maniera semplicistica potremo suddividerle in:
  • tecnica chirurgica tradizionale: incisioni cutanee di lunghezza variabile (4-6 cm),osteotomie ossee ed osteosintesi con mezzi metallici permanenti
  • tecniche chirurgiche innovative:
    – mini-invasive: (< 1 cm), osteotomie ossee ed osteosintesi con mezzi metallici (da rimuovere in ambulatorio da 30 gg circa)
    – tecnica percutanea

Correzione chirurgica sec tecnica percutanea.

Da oltre 10 anni viene da me utilizzata questa nuova tecnica.

In anestesia loco-regionale (blocco della caviglia ) in aggiunta se richiesta viene associata una blanda sedazione, si eseguono tre semplici piccole incisioni di circa 1,5-2 mm attraverso le quali si introducono degli strumenti di lavoro atti ad effettuare la correzione chirurgica della deformità.

NON vengono inseriti mezzi di sintesi di alcuna natura né temporanei ne permanenti (Metallici, etc.).

Vengono applicati dei punti di sutura che sono riassorbibili in 20 gg e fatta una fasciatura da tenere per 24 giorni.

Tale procedura viene frequentemente eseguita in circa 7-9 minuti.

Dopo circa 3 ore dall’intervento salvo rare controindicazioni di tipo internistico o da parte dell’anestesista, il paziente può gradualmente riprendere la deambulazione indossando una scarpa ortopedica di tipo piatto che gli verrà fornita al momento del ricovero (senza l’utilizzo di bastoni).

Viene normalmente eseguita una sola medicazione dopo circa 7-10 gg dall’intervento da parte dello staff medico
Dopo 24 gg dall’intervento viene consigliato l’uso di una scarpa da ginnastica per riprendere gradualmente le normali attività.

L’utilizzo dell’autovettura è possibile dopo circa 7-10 dall’intervento ma comunque solo qualora si sia in possesso delle piene capacità.
La ripresa del lavoro dipende naturalmente dal tipo di mansione che viene svolta e dal tipo di correzione chirurgica eseguita (correzione anche di dita a martello o intervento di metatarsalgia) che aumentano la convalescenza. La ripresa comunemente avviene in due mesi dall’intervento.

La ripresa dell’attività fisica, in particolare degli sport con il contatto con il suolo, viene sconsigliata di norma prima dei tre mesi dall’intervento.

È importante chiarire che tutte le tecniche chirurgiche che vengono eseguite portano agli stessi risultati finali dando soddisfazione ai pazienti e presentando diverse variabili di possibili complicanze.

Il vantaggi dell’uso di questa tecnica sta nel fatto di:

  • NON avere “lunghe” cicatrici chirurgiche
  • NON avere mezzi di sintesi
  • Ripristino molto veloce delle condizioni di vita normale
  • Grande riduzione della sintomatologia dolosa
È possibile, seppur in percentuale molto bassa (<10%) la comparsa di complicanze che possiamo cosi suddividere:
  • Infezioni
  • Deiscenza temporanea ferita chirurgica con possibilità di secrezioni
  • Pseudoartrosi
  • Recidiva
  • Tromboflebiti
  • Riduzione della sensibilità nella zona operata
  • Gonfiore diffuso del piede e/o della caviglia che può permanere per diversi mesi
  • Rigidità articolare